Thursday, 22 December 2016

L'ANIMA, INFATTI, NON AMA I SOGNATORI

ARTE

Intervista ad Athos Ongaro

21 Giu 2016 di Marco Cavara

Detox, 2016 

L'idea dell'intervista ad Athos Ongaro nasce circa un anno fa. Quando Costanza Savini e Marco Cavara decisero di raccogliere una serie di interviste a personaggi più o meno noti - da Giulia Niccolai poetessa e monaca buddista a Valerio Massimo Manfredi scrittore, ecc...- che pur "operando" in ambiti molto lontani e diversi in qualche modo incarnassero la "passione di vivere", specie in tempi come oggi di facile "addormentamento". Così Athos Ongaro è uno degli "uomini antidoto" al grande sonno generalizzato che ci pervade lento come un veleno. Uno di quegli uomini che non hanno spento il loro spirito, come si può leggere da questa intervista breve ma densa.

Intermezzo, 2016

Perché una persona decide di uscire dalla corrente principale ed “entrare nel bosco”?

Mettiamola così: vista la mia idea di innestare la potenza propulsiva americana alla visione del mondo egea dovrei usare la corrente come un velista usa il vento, anche contrario, per farsi portare dove vuole. Questo in teoria, nei fatti mi sono tenuto alla larga dalla corrente principale e quindi non ho bisogno di uscirne. La foresta negli anni della nostra infanzia paleolitica ce la siamo goduta, scorazzando a volontà nell'incanto di un mondo nuovo di zecca, poi ne siamo usciti e rientrare mi sembra problematico anche perché siamo un po' a corto di foreste. Sul bosco esistono diversi punti di vista. Lo spiritoso Boucher, ad esempio, asseriva che la Natura è "Troppo verde e male lumeggiata" ... Balle! La Natura è lumeggiata molto meglio dei suoi quadri ed estremamente più complessa. Alce Nero, invece, sopravvissuto al massacro di Wounded Knee, testimonia la disperazione per la fine della simbiosi Uomo-Natura: "Non sapevo allora quel che finiva. Quando guardo indietro dall'alta collina della mia vecchiaia, posso ancora vedere le donne massacrate e i bambini morti, ammucchiati e sparsi lungo il burrone tortuoso, con tanta chiarezza come quando li vidi con questi occhi da giovane. E posso vedere anche che qualcosa altro morì lì nel fango sanguinolento e fu sepolto dalla tormenta. Il sogno di un popolo morì. Era un bel sogno... Il cerchio della nazione è spezzato e disperso. Non c'è più un centro e l'albero sacro è morto".

No, la soluzione non è tornare nel bosco, ma, almeno per me, la riconquista del sacro. Heidegger indica la via quando afferma che l'arte instaura il luogo, ma quale se non il luogo originario della nostra cultura ovvero l'Acropoli o l'Arx dei nostri progenitori? Il centro della Polis era il luogo per eccellenza perché vi erano conservati gli Arcana, una sorta di trasformatore che riduceva la tensione del Sacro a un voltaggio utilizzabile dall'Uomo. Questa era e rimane anche la funzione principale dell'Arte: avvicinare il Sacro senza esserne risucchiati e perdere l'identità. Naturalmente ne siamo ben lontani visto che la Megalopoli ha obliterato la Polis, sostituendo l'Acropoli con la City e la ricerca del sacro con le trame dei sacerdoti-finanzieri. Aggiungo che questo era inevitabile viste le basi su cui è fondata la civiltà greca.

Per grazia ricevuta, 2016

Cosa pensa del culto della velocità che caratterizza il nostro tempo?

Premesso che trovo la velocità esilarante... anzi no. Non è la velocità ma l'accelerazione a mettermi di buon umore, il momento del decollo ad esempio. Per quanto riguarda la velocità del bombardamento mediatico o i ritmi imposti alla nostra vita è chiaro che sono funzionali alla società dei produttori-consumatori, fermarsi a riflettere o a godersela è nocivo, l'idiozia è obbligatoria e istituzionale, la funzione critica e selettiva affidata, figuriamoci, al mercato. Mai il mondo ha visto una umanità così stupida e vuota, per la gioia delle case di moda che sono riuscite a imporre, anche alla cultura, l'obbligatorietà del cambio di guardaroba annuale. Non credo che una società del genere possa durare a lungo e, se non bastasse Isis, Osiris certamente darà una mano per far piazza pulita. Nel frattempo servono strategie di sopravvivenza, dimorare nell'Arte funziona.

Crede che l' Eros possa essere un buon antidoto contro il senso di morte e il nulla? E la pornografia?

La pornografia deriva dal credere di poter ottenere dal sesso quello che l'Eros può dare. Eros è il creatore dello spazio-tempo e ciò che contiene, ed è anche l'artefice di quei ponti tra visibile e invisibile, contatti tra il divino e l'umano, che con furia razionalista abbiamo demolito. Secondo il mito fu la sua morosa, la bellissima e curiosa Psiche, a combinare il pasticcio, ora la scommessa è come rimediare. L'Eros è alla base del mio lavoro che ha una funzione simile a quella della commedia di Aristofane nella Grecia classica: far affiorare elementi dissonanti rispetto a quelli caratterizzanti quella cultura (che è la nostra), elementi che appartengono a uno strato culturale precedente, apparentemente svanito ma vitale e operante nel profondo, possibile germoglio di una civiltà a venire. A questo proposito un quadro come Preludio è esemplare in quanto riflessione su di un mitologema fondamentale: L'offerta della mela. Diverse religioni lo hanno demonizzato ritenendolo, a ragione, pericoloso per la loro stessa esistenza. Ciò che viene offerto è lo svelamento della divinità dell'Uomo intesa come identità con l'Eros. Introduco il tema dell'identità perché sto riflettendo sull'ipotesi che la nostra vita non sia che un modellare il ritratto vivo e quadrimensionale di noi stessi. Un ritratto che sfida il tempo, è per sempre.

C’è qualcuno che considera un suo “maestro di vita”?

Sì, Dioniso.

A stormy day, 2013

Recentemente la Grecia è stata vista come un problema per l’Europa. Com’è possibile che siamo arrivati a questo?

Non mi occupo di problemi economici ma, con buona pace dei filoellenici, la Grecia o meglio il superamento della schizofrenia tattica che ha dato origine alla cultura Greca è Il problema dell'Europa. In questo il ruolo dell'Arte è fondamentale. Disquisire circa il potere terapeutico dell’arte sugli individui, è luogo comune, non che non sia vero, ma se ne è parlato anche troppo. Un po’ meno ci si è dedicati a riflettere se l’arte possa esercitare lo stesso potere su una Civiltà. Io lo credo, credo sia l’arte a tenere in piedi quella vecchia baldracca della nostra Civiltà. Dicono che da giovane fosse bellissima e molti siano impazziti per lei. Non so, ho vissuto nel suo tramonto e posso testimoniare che è invecchiata male, molto male. Ora la poveretta non ne può più, è stanca, stanca da morire … e di morire merita! Propongo, in ricordo della sua passata bellezza, di porre fine a questo assurdo accanimento terapeutico e facilitarle la dipartita con uno sciopero mondiale degli artisti.

Possiamo dire che la dimensione spirituale è componente costitutiva dell’animo umano. Perché in Occidente o viene rinnegata o si nutre di idoli, mentre in Oriente e nel mondo islamico procede ancora nel solco della tradizione?

In Occidente, a partire dalla cultura greca, con la separazione di Eros e Logos si è anche separato il Reale dal Sacro ma la cosiddetta dimensione spirituale non è monopolio di nessuna cultura o religione quindi è possibile viverla ovunque, sempre che uno lo voglia. Devo precisare che sono panteista e per me non esiste una dimensione spirituale separata da quella materiale.

Come cambia il sentimento vitale con le stagioni della vita di un uomo?

Penso che dovrebbe seguire lo stesso processo che va dal vino al Vin Santo. Quel che invece spesso succede è che il vino diventa aceto... e di pessima qualità.

Esiste per lei un fattore originario alla base della "avventura" della vita sulla terra?

Alla domanda fondamentale "Perché l'Essere?" la risposta lapidaria di Parmenide è "Perché il nulla non può essere". Quanto al perché della nostra presenza sulla terra la risposta è facile: per distruggerla.

Cos'è e dov’è il BELLO, oggi?

Dove è sempre stato... da nessuna parte. Il Bello appartiene alla categoria dei concetti platonici dove una cosa è tanto più bella quanto più si avvicina al bello ideale situato nell'iperurano. Detesto Platone e, molto prosaicamente, credo che l'idea del bello sia legata alla riproduzione e continuazione della specie, idea diversa per ogni razza, cultura e individuo. Amen!

La mostra di Athos Ongaro al Museo Pecci di Prato, 2011

Athos Ongaro nasce ad Eraclea (VE) nel 1947, attivo fin dagli anni Settanta, dopo un lungo periodo di opere scultoree realizzate impiegando i materiali più diversi, è passato, dal 2000, alla pittura. Oggi vive tra Belgrado e Pietrasanta.

Saturday, 21 March 2015

VAGABONDI: DAMJAN DJAKOV & ATHOS ONGARO



March 24 - April 25, 2015
Art Gallery CANVAS, Kosovska 16, Belgrade

VAGABONDO: DAMJAN DJAKOV

Kada sam pre trideset pet godina sišao sa voza i našao se između Apuanskih planina i Tirenskog mora, u sunčanoj Versiliji, nisam ni sanjao koliko će taj put kroz vreme i prostor trajno promeniti i mene i svet oko mene. Među prvim umetnicima koje sam upoznao u Italiji bio je Athos Ongaro, sa kojim sam povremeno delio stan i atelje i zajedno izlagao u Italiji, ali i u inostranstvu. U međuvremenu je svako od nas išao na svoja putovanja (Amerika, Indija, Cejlon), da bismo se na kraju ponovo sreli u Beogradu. Tokom vremena više puta smo menjali uloge, ja sam radio skulpure, a on je odlučio da slika. Kao što sam ja postao građanin Italije, Athos Ongara sada vidim u istoj poziciji u Beogradu. To je razlog zašto smo odlučili da ostavimo ovo svedočanstvo naših dodira.

When thirty-five years ago I got off a train and found myself between the Apuan Alps and the Tyrrhenian Sea, in sunny Versilia, I could have never dream how this journey through time and space was permanently to change me and the world around me. Among the first artists I met in Italy was Athos Ongaro, with whom I occasionally shared apartment and studio, and exhibited together in Italy and abroad. Meanwhile, each of us went on personal journeys (America, India, Ceylon) until we finally met again in Belgrade. Over time we changed our roles, I made sculptures while he decided to paint. As I became a citizen of Italy, Athos is now in the same position in Belgrade. That is why we have decided to leave this testimony of our connections.

Quando trentacinque anni fa scesi dal treno e mi trovai nella soleggiata Versilia, tra le Alpi Apuane e il mar Tirreno, non potevo immaginare come questo viaggio attraverso lo spazio-tempo avrebbe cambiato me e il mio mondo. Athos Ongaro fu tra i primi artisti che incontrai. In diverse occasioni dividemmo casa e studio, oltre ad esporre insieme in Italia e altri paesi. In seguito ognuno di noi partì per l'America, India, Ceylon per incontrarci poi, di nuovo, a Belgrado. Nel frattempo alcune cose erano cambiate: io mi interessavo di scultura mentre lui si impegnava nella pittura, io diventavo cittadino italiano mentre Athos si trovava nella stessa posisizione a Belgrado. Per questo abbiamo deciso di lasciare una testimonianza del nostro essere connessi.



VAGABONDO: ATHOS ONGARO

Ljubav me je dovela u Beograd i, kao i za većinu umetnika, ljubav je pokretačka snaga za moje stvaranje. Ipak, hajde da upotrebimo njeno izvorno ime Eros jer nova imena, iako opisuju mnoštvo funkcija, zanemaruju onu najvažniju – tvorca prostora-vremena i svega što je u njemu. Eros je takođe uspostavljao mostove između čoveka i božanskog, koje smo mi tokom vremena u racionalističkom besu srušili. Kao što stara priča pripoveda, njegova lepa i znatiželjna djevojka Psiha napravila je zbrku, a kako je prevazići danas možemo samo da nagađamo. Tačno je da je Leonardo rekao "Slika je mentalna stvar", ali za vagabunde kao što smo mi dovoljna je noćna pesma slavuja koja okrepljuje srca.

Love drove me to Belgrade and, like for most artists, love is the power behind my work. But let's use its original name, Eros, because the new one covers too many functions and forgets that of the creator of space-time and everything in it. Eros also has built bridges between the visible and the invisible, links between the human and the divine, which we subsequently demolished in a rationalist fury. As the old story goes, his girlfriend, the beautiful and curious Psyche, made the mess - how to overcome this crisis is a guess. It's true that Leonardo said "Painting is a mental thing" but to us vagabonds the nocturnal song of a nightingale refreshes the heart.

L'amore mi ha portato a Belgrado e l'amore, come per la maggior parte degli artisti, è il propulsore del mio lavoro. Ma vorrei chiamarlo col suo nome originale, Eros, perchè i nuovi descrivono troppe funzioni trascurando quella di creatore dello spazio-tempo e ciò che contiene. Eros è anche l'artefice di quei ponti tra visibile e invisibile, contatti tra il divino e l'umano, che con furia razionalista abbiamo demolito. Secondo il mito fu la sua morosa, la bellissima e curiosa Psiche, a combinare il pasticcio - ora la scommessa è come rimediare. Leonardo ha detto "La pittura è cosa mentale" ma a noi vagabondi il canto notturno di un usignuolo rinfresca il cuore.


Wednesday, 17 December 2014

ALCHEMICAL COWBOY



Asterione, 1978, bronzo, 74x62x8 cm

Noi siamo come trogloditi che abitano le macerie della civiltà che li ha preceduti. Con queste macerie abbiamo fondato la nostra realtà ma, incapaci di apprezzarne il senso e la profonda bellezza, abbiamo fatto di templi e palazzi, capanne e tuguri. La cataclismica eruzione di Santorini offusca di cenere e lava l'antico splendore. Teseo uccidendo il Minotauro, ultimo sapiente della scienza Egea, recide quel filo d'Arianna che ancora avrebbe potuto guidarci tra i meandri di quel sapere labirintico. Quella grandiosa visione del cosmo col suo magistrale chiaroscuro di vita e di morte è perduta, come perduta è la possibilità di sperimentarne la relazione con l'uomo. Al suo posto subentra una violenta, abbacinante luce che sembra voler negare l'animalità dell'uomo e la morte come parti essenziali di quell'affresco. Luce innaturale quindi, come innaturale è la parossistica messa a fuoco sul soggetto, così precisa e tagliente che il mondo attorno sbiadisce e quasi scompare. L'uomo si staglia ora sfolgorante, splendido e solo. La civiltà che ne deriva non è fondata sull'anima, né sul cosmo al quale l'anima misteriosamente ci lega. Anche il centro del sacro, il tempio, pur essendo ancora aperto al mondo, non è più l'aperto. La scienza dell'anima e dei suoi complessi rapporti con la carnalità viene relegata nei misteri e mentre la ragione comincia ad imporsi, cresce anche la sua arroganza. Ma l'anima non è tuttavia riducibile a formula o cifra e non è neppure esorcizzabile dal pensiero, tantomeno dal pensiero dogmatico. Oltretutto, senza di essa, nessuna poetica sarebbe possibile. La vita dell'uomo sarebbe priva di quella fondamentale qualità che la fa tale. Già l'uomo!
Questo strano animale che nasce immaturo come Dioniso, ma, che con infinita pena può, attraverso una seconda nascita, come Dioniso, conquistare quella maturità che è dimorare poeticamente nell'essere. Di questo fu consapevole la sapienza Egea, che divenne tale proprio perché fondata e strutturata in funzione di quel divenire. Ciò che è rimasto della loro arte ce lo dimostra. La sofisticata strategia operativa messa in atto per giungere alla seconda nascita, si basava probabilmente su due capisaldi: l'entelechia, ovvero come diventare ciò che si è, e l'osare oltre sé stessi. Signora dell'entelechia doveva essere l'anima, Psiche, Arianna o in qualsiasi altro modo venisse chiamata, mentre a Dioniso doveva far riferimento l'osare oltre se stessi. Questi due principi procedevano affiancati come cavalli a pariglia, ognuno di indirizzo, pungolo e contenimento all'altro. Certo qualcuno fra i Greci dovette essere consapevole della loro importanza se la propaganda ateniese disse che Teseo, oltre ad uccidere il Minotauro, aveva rapito Arianna.
Ma l'anima non può essere rapita, né la si può raggirare. L'anima da sé si dona e solo dopo essere stata conquistata da un cuore appassionato. Lo stesso Apollo non avrebbe potuto impadronirsene, oltretutto l'arco è poco adatto ad una preda così mobile ed elusiva. Dioniso, più esperto in materia, avrebbe certo usato la rete. In ogni caso quell'armonia andò perduta anche se l'anima, sgorgando come una fontana, dai misteri irrorò la civiltà greca, provocando quella gloriosa fioritura che é stata la sua arte. L'acqua di quella fontana, più o meno copiosamente, attraverso i secoli non ha mai smesso di fluire; solo ora sembra essere insabbiata.


Senza titolo, 1999, carboncino su carta

Soltanto poche gocce sono rimaste per noi e noi siamo il deserto. Forse a noi «moderni» è toccato in sorte di sperimentare la morte dell'anima.
Ma io credo che ci troviamo piuttosto in una fase di occultamento. Quell'occultamento che, iniziato con l'eruzione di Santorini, sembra ora essere entrato nella fase di massimo oscuramento.
Le conseguenze sono evidenti: ci troviamo in un territorio che non più irrigato è divenuto una landa di desolazione. Seguendo miraggi, sospetto provocati dall'anima stessa, ci siamo spinti ben dentro un deserto senza fine e il trasformarci in cammelli non ci sarà di nessun aiuto. Mi sembra anzi che per secoli siamo stati come cammelli e abbiamo portato pesi non nostri, inconsapevoli che l'altra faccia dell'eroe è il capro espiatorio. Qualcuno ha detto «Se non diventerete prima come fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli», io ho dovuto diventare stoccafisso per ricontattare il cosmo.
In ogni caso, noi che abbiamo disintegrato le fedi, dobbiamo ora confidare nell'ignoto e permanere intrepidi in questo stato di latenza, senza cercare di forzarne la conclusione. Il deserto che ci ha dissecati, come stoccafissi appunto, ci sta rendendo anche più esigenti e non credo ci accontenteremo più di qualche sorso d'acqua. Non affrettare la conclusione, dicevo, e non tentare scorciatoie che, peraltro, nel deserto non esistono. Ottima idea sarebbe non perdere di vista Dioniso, la cui ruggente animalità ci aiuterà a non rimanere attardati in astrazioni e spiritualismi. L'anima infatti non ama i sognatori, preferisce i cowboys dei quali, da sempre, ricerca la compagnia. A partire dal primo, quel Minotauro chiamato Asterione, con il quale costituiva una coppia così interessante per noi «moderni». Interessante e veramente speciale perché i due NON ERANO DEI!


Santorini, 2000, olio su tela, 300x200 cm

La religione infatti non esisteva. Arianna ed il suo cowboy si dilettavano piuttosto nello sperimentare in forme inaudite il cosmo e sé nel cosmo, chissà con quale splendore. Certo che quando se ne sono andati è rimasto un gran vuoto, anche se ci hanno lasciato come dono l'arte. Arte che è una bussola, il cui polo magnetico è lo splendore emanato dall'essere nello stato di libertà. Non importa ciò che ne dice Piatone, costretto ad accusarla proprio di quei deliri che appartengono invece all'astratto idealismo del suo sistema. Uno strumento davvero prezioso per orientarci verso quel compimento che la stessa arte, con la sua evidenza, testimonia essere possibile. Cos'è infatti l'arte se non materia molto comune e banale trasformata in oro poetico? Certo questa trasmutazione non è priva di rischi e il viaggio lungo e pieno di insidie ma quale fascino per quegli avventurosi che si sentono claustrofobici nell'angusta, anche se comoda, realtà che ci siamo costruiti. Sì, dall'ignoto ci chiama il nostro destino e gli audaci si addentreranno nel mistero di quel cosmo che non è un gelido capolavoro di orologeria, ma l'incanto di un cuore ardente e quel cuore coincide col nostro cuore. Coraggio dunque, perché se a Santorini un ciclo di evidenza ha trovato il suo compimento in un occultamento, un'altra Santorini segnerà il giro di boa verso quello svelamento che della fase occulta deve essere la meta.
Io credo che questa dialettica occulto-svelato, sia uno strumento con cui l'anima esercita la sua funzione maieutica, attirandoci e guidandoci, attraverso una serie di prove e passaggi estremamente tortuosi, oltre le secche di necessità e determinismo, verso la libertà di quell'aperto che dovrebbe essere, come possibilità, nel nostro destino.

Estate 2000
Athos Ongaro



Senza titolo, 2006, olio su tela, 200x200 cm
 
ENGLISH
We are like troglodytes, dwelling in the ruins of the preceding civilization, incapable of appreciating the sense and profound beauty. We founded our reality on rubble, transforming temples and palaces into shacks and hovels. Ancient splendors were obscured and tarnished by the lava and ashes in the cataclysmic eruption of Santorini. Theseus, by killing the Minotaur, the last Aegean sage, cut Ariadne's thread, thereby interrupting our path to ancient labyrinthine knowledge. That grand vision of the cosmos, with its masterful chiaroscuro of life and death, is lost, and with it man's potential to experience himself in relation to this cosmos. In place of this vision is a blinding, dazzling light, which seems to deny the feral side of man and death as essential elements in the picture. This unnatural light is as unnatural as the focus on the subject - so precise and cutting, that the world around fades and almost disappears. Man cuts himself out of the picture, splendid and alone. The civilization derived from this situation is not founded on the soul, nor on the cosmos to which the soul misteriously tied us. The temple, centre of the holy, although still open to the world, is not openness. Knowledge of the soul, with it's complex relationship to carnality is confined to mysteries. Reason imposes itself and it's arrogance grows. The soul is not reducible to a formula or symbol, nor can it be obliterated by thought, even less by dogma. Without the soul, poetry is impossible, the life of mankind would be stripped of a fundamental quality. That's man! This strange animal, born immature, like Dionysus, could with endless pain, through a second birth, like Dionysus, conquer maturity, and dwell poetically "in being".


Tondo, 1990-91, bronzo, 111,5x11,5 cm

Aegean culture was founded on this search. What remains of their art testifies to this. The sophisticated strategy used to reach this second birth was based on two strongholds: first "entelechia", which means how to become what you are, and, secondly to dare to be more than oneself. Entelechia was represented by the soul, Psyche or Ariadne. Dionysus represents this "becoming more than oneself". These two principles are like chariot horses, although parallel, each incites and restrains the other. Certainly some of the Greeks appear to have been aware of their importance as the Athenean propaganda suggested that Theseus not only killed Minotaur, but kidnapped Ariadne. But the soul cannot be kidnapped or tricked. The soul by her own impulse, bestows herself only after she has been conquered by a passionate heart. Apollo himself would not be able to imprison her, moreover, the bow is not suited to a prey so mobile and elusive. Dionysus, more skilled in the matter, would have certainly used a net. In any event, that harmony was lost, even though the soul, flowing like a fountain from the mysteries, irrigated Greek civilization and caused that glorious blossoming which was their Art. The water of that fountain, in more or less abundance never stopped flowing through the centuries. Only now it seems clogged with sand. A few drops remain for us and then we are the desert. Maybe we "moderns" are destined to experience death of the soul, what a disturbing prospect! I believe however that we are in a phase of maximum conceal' ment of the soul, which began with the eruption of Santorini. The consequences are evident. We find ourselves in a land which, without irrigation, has became desolate. Urged on by mirages, which I suspect emanate from the soul, we got deep into a desert in which it would not avail us even if we could transform ourselves into camels. For centuries we have been like camels, carrying a weight that does not belong to us, unconscious that the other side of the hero is the scapegoat. Somebody said "unless you first become like children you will not enter the kingdom of heaven". For myself, I found it extremely useful, although not pleasureable, to become a dried cod, as a means to re/enter into contact with the cosmos. In any case, we, who have disintegrated every faith, should now trust the unknown, and wait bravely in this latent state, without trying to force events to a conclusion. The desert which has dessicated us like dried cod, has made us more demanding and I don't believe we would now be satisfied with few sips of water. Do not hurry the conclusion, and do not try to take short cuts, which do not exist anyway in deserts. It would be a very good plan to focus on Dionysus, whose roaring animality will help us to avoid getting bogged down in abstraction and spiritualsm. The soul doesn't love dreamers. She prefers cowboys, with whom she always looks for company, beginning with that Minotaur, Asterione, with whom she formed such an interesting couple for us moderns. Interesting and truly special because those two WERE NOT GODS!


Arpista, 2007, olio su tela, 200x140 cm  
 
Religion, in fact, did not exist then. Ariadne and her cowboy, delighted in experiencing, in an unheard of form, themselves and their relationship with the cosmos, who knows with what splendor! When they left, there was a vacuum, even if they left us with art as their gift. Art is a compass whose magnetic pole is the radiance which irradiates from "living" in a state of freedom. It doesn't matter what Plato says about art. He was forced, because of the abstract idealism of his system, to accuse art of being nothing more than delirium. Art is a really precious instrument to orient oneself towards maturity, and in itself proves that this achivement is possible. What indeed is art, if not common banal matter, transformed into poetical gold?
Certainly, this transmutation is not without risks, and the journey is long and full of snares. How fascinating for those adventurers who feel claustrophobic in the narrow but comfortable reality we have built for ourselves. Yes, our destiny calls from the unknown, and the audacious will enter deeply into the mystery of that cosmos, which is not like a frozen masterpiece of watchmaking, but the searched of an ardent heart, of a heart that matches our own. Let us be brave, because if in Santorini a cycle of evidence found its completion in "concealment", another Santorini will be the turning point towards "revelation". Revealing is the goal of this second phase. The darker the night, the brighter the morning. I believe that this dialectic, concealment/ revelation, is a mechanism with which the soul exercises her maieutic function, attracting and leading us through a series of extremely tortuous stages and passages, beyond the limitations of necessity and determinism, towards the freedom of openness, which should be a possibility in our destiny.

Translated by Jill Glyck

Wednesday, 19 November 2014

MARCO SENALDI: SETTE DOMANDE PER ATHOS ONGARO

Santorini II, 2000, olio su tela, 190x146 cm

Senaldi: Caro Athos, quando guardo le tue opere non so proprio cosa pensare. Per prima cosa mi dico: ma perché sei passato dalla scultura alla pittura? Poi mi ridomando: ma sarai mai passato dalla scultura alla pittura – oppure hai sempre fatto pittura, e forse invece oggi fai collage di paesaggi cosmici e di personaggi dei cartoons ?

Ongaro: Ho smesso perchè ho esaurito quello che dovevo fare con la scultura e, visto che il mio lavoro se la vede con morte e rinascita, ne ho approfittato per sperimentare sia l'una che l'altra. Per spiegarmi meglio, penso che ci troviamo tra la fine della cultura classica e una nuova visione della realtà. L'inizio risale ai Trovatori e al Rinascimento italiano, ma allora la fioritura è stata bruciata da una gelata neoplatonica ed ora procediamo con cautela. La crisi del nostro Paese, lo sgretolarsi della sua cultura e la disfatta della democrazia sono sintomi della stessa morte iniziatica attraverso la quale, volontariamente, sono passato come artista. Dico morte iniziatica perchè prevede una nascita dalla morte. E' probabile che i "virtuosi" che gongolano davanti al cataclisma che ci ha investito avranno presto delle sorprese.  

Senaldi: Duchamp nelle sue Note al Grande Vetro dice da qualche parte che la quarta dimensione esiste; è come “sentire” un oggetto tridimensionale da tutti i lati contemporaneamente, “come quando si tiene un coltello in mano”. Ho letto molti commenti a questa nota, ma nessuno mai che citasse Cézanne quando dice che “bisognerebbe dipingere una mela come se la si tenesse in mano”. Non è un po’ la stessa cosa? te lo dico sapendo che Cézanne è tra i tuoi favoriti… che ne pensi?

Ongaro: Mi sembra la stessa cosa. Penso che Duchamp fosse, almeno in parte, consapevole che l'arte moderna mira alla ri-conquista di una dimensione situata oltre il tempo lineare. Forse non aveva capito che quello era il senso del lavoro di Cezanne e del Vèrlaine di "quando ri-fioriranno le rose di settembre".
 A quanto pare la cultura francese si è assunta questo compito fin dal Rococò! Il nome è demenziale ma la luce danzante nella pittura di Watteau cattura la più piccola unità di tempo e la rivela come sostanza erotica, un campo estatico generato da un dipolo femminile e maschile. Watteau è il preludio al Rinascimento, o forse sarebbe meglio dire pre-rinascimento francese, nel quale Cezanne ha un ruolo simile a quello di Giotto in quello italiano. In entrambi l’accento è su una sostanza erotica che Cezanne struttura con vigorosa lucidità cartesiana ottenendo una estensione dell'attimo di Watteu, il suo attimo comincia un poco prima e finisce un po' dopo. Con le sue intuizioni su spazio e sostanza precede e si spinge più lontano delle scoperte di Einstein e della fisica quantisca. Nei suoi quadri, per la prima volta nella storia dell'arte, si assiste al fenomeno di una qualità poetica così concentrata da generare una gravità che modifica lo spazio-tempo. Questo è il senso di quelle che, superficialmente, sono lette come deformazioni dovute ad imperizia. Val la pena ripeterlo: l'alto peso specifico della sua poetica causa una dilatazione nella struttura dello spazio-tempo. E c'è dell'altro perchè nella fase successiva si spinge fino alla esplorazione del vuoto che, in tempi molto più recenti, la fisica quantistica ha scandagliato formulando ipotesi affascinanti. 
Quanto a Duchamp, lui è tutto testa, intelligenza feroce ma lirismo zero. E' monocolo, ma l’unico occhio è ai raggi X e vede in profondità nel tessuto culturale. Un caso clinico? Forse... ma se lo è la nostra civiltà è un caso clinico, lui non fa che mostrarla nuda come mamma l’ha fatta. La radiografia è chiara, la diagnosi certa: è un ermafrodito sterile! Sardonicamente, prova a metterci una pezza con Rrose Sèlavy ma il frutto dell’incesto (Etànt donnès) è un incubo che invita agli scongiuri. Condivido la sua difesa del principio di Identità e il potenziamento di un Io problematico e ostinato che si prepara ad affrontare il monolito del Tempo.

Senaldi: Dicono che sei un irregolare, un nomade dell’arte, un giramondo… ma non era meglio accasarsi, mettersi il cuore in pace e far parte di uno dei tanti club artistici alla moda? Non hai almeno un piccolo rimpianto di una carriera tranquilla, onorata e prevedibile al seguito di qualche bel carro trainante?

Ongaro: Carri, carrette e carriole non mi interessano, quanto ai club artistici mi viene in mente cosa ne pensava Luciano Fabro che li definiva i "cornuti dell'arte moderna". Confesso di non capire come facciano tanti colleghi a ripetere la stessa filastrocca per tutta la vita. Deve essere che l'arte è una merce rara, inversamente proporzionale al numero degli artisti in circolazione. Per quanto mi riguarda forse tutto dipende dal fatto che non sopporto la noia. In altri tempi sarei stato un avventuriero, oggi l'avventura che mi affascina è quella intellettuale che di solito si concilia male con una carriera onorata e tranquilla. Oltre che irregolare, nomade dell'arte, giramondo, mi hanno dato dell'aborigeno. Devo dire che questa definizione mi calza a pennello perchè ho la sensazione che ciò che cerco sia stato con noi fin dall'inizio, ab-origine.

Senaldi: Nelle tue prime opere eri quasi un minimalista imprevedibile; poi sei passato a una scultura classica con tanto di marmo bianco statuario; poi sei transitato per un monumentalismo policromo e magari intarsiato di mosaico; e dopo ancora ti sei lanciato in grandi quadri a olio su tela… Ma come? Mi rimani pur sempre nel repertorio classico…. Forse sei un neo-classicista?

Ongaro: Credo proprio di no anche se l'idea di un aborigeno neo-classico mi diverte molto. Il mio lavoro se la vede col Contrappunto, nel senso inteso dalla musica barocca, vale a dire la relazione tra voci armonicamente interdipendenti ma indipendenti in ritmo e colore. Tra l'altro credo sia questo il modo di fare arte d'avanguardia oggi, non più micropoetiche ma la loro configurazione in una nuova complessità. La complessità è alla base del mio lavoro non la sintesi, certamente non quella tesa ad una idealizzazione che è fondamentale per il modo d'essere neoclassico. Ma se è agli strumenti che ti riferisci, e il vero problema dell'arte è il rapporto col Tempo, allora gli strumenti più efficaci rimangono pittura e scultura. Quelli nuovi, video, films, foto etc. sono a questo riguardo impotenti perchè ciò che registrano è, inevitabilmente, già passato. A quando una riflessione sulla differenza tra pittura e immagine?

Senaldi: Certi personaggi che ci hai fatto vedere, lo scimmiato , la dolce Sara, un Cristo con tanto di lingua fuori, un poeta contadino che sembra uscito da un pezzo di cabaret meneghino degli anni ’70 – sono certamente dei simboli, ma di che cosa? Athos, cosa ci vuoi dire? O forse non vuoi dire niente, sei come un Murillo, un Pitocchetto dei giorni nostri? Ma allora, per tanto così, non bastava un iperrealista qualsiasi?

Ongaro: Ma dai, non sono un Murillo, che pure trovo delizioso, e neppure un Pitocchetto, tantomeno un iperrealista. Le sculture di cui parli, "Flasher" in testa, rappresentano degli oltresociali, personaggi sovversivi che una carica dirompente catapulta fuori del sociale e in quanto tali semmai esemplari, non simbolici.

Senaldi: Hai scritto che “… la funzione più intima dell’arte [è] sintonizzare l’Eros individuale su quello cosmico”… mi dici che cosa significa? Io non sono convinto che esista un Eros cosmico – e se invece nel cosmo ci attendesse solo un lunghissimo raffreddore entropico…?

Ongaro: Voglio dire che la nostra macchina percettiva ha bisogno di essere messa a punto per stare alla pari con l'accresciuta consapevolezza che abbiamo del Cosmo che è un qualcosa di vivente, quindi erotico, enormemente più complesso del segmento che abbiamo colonizzato. A volte mi sono chiesto se per caso non stessi producendo aspirine per la cura del raffreddore entropico. Minchia, sarebbe una bella fregatura visto che il suo mercato è in crisi da quando la fisica quantistica ha messo in dubbio anche l'entropia.

Senaldi: E l’Arte… – insomma, seriamente, perché la si fa, dove dovrebbe portare? Ho letto ieri che un manager (il figlio di un ministro, ndr) ha guadagnato in un anno 5,5 milioni di euro – se fai il calcolo sono circa 15mila euro al giorno, domeniche incluse – non è che abbiamo sbagliato qualcosa? Non aveva ragione Dalì a dire che il denaro, anzi l’oro, era davvero il segreto alchemico anche dell’arte?

Ongaro: Anche se dietro le dichiarazioni di alcune superstars anglosassoni si intravede un elettroencefalogramma piatto, ha sparato piu cazzate Dalì che Warhol, Koons e Hirst messi assieme! La risposta è: alla conquista del Tempo, chiamata anche conquista del Sacro e per questo da noi laici frettolosamente rifiutata. Ma al problema del Tempo non si sfugge. Ad esso dobbiamo una crisi ricorrente originata dalla sua scomposizione in Essere e Divenire e, tra l'altro, la disputa fra il desiderio di assoluto degli iconoclasti e la difesa della complessità degli iconofili. Se qualcuno pensa che queste crisi appartengano al passato si sbaglia perchè, guarda caso, siamo nel bel mezzo di una, diversa solo perchè gli iconoclasti usano la maschera del denaro per annullare le identità in un assoluto energetico. Siamo sicuri che il denaro sia una qualità morale? E, visto che da Duchamp in poi la decisione su cosa sia l'arte sembra, almeno in parte, essere nelle nostre mani, siamo certi che sia questa l'arte che vogliamo?  
E a proposito di quattrini bisogna dire che siamo stati dei coglioni a menarcela con le chitarrine e "sex & drugs and rock'n'roll" mentre i "trentamila dominanti" delle varie City, con la complicità del sistema politico e dei Media si impadronivano del pianeta devastandolo e riducendoci al ruolo di servi della gleba.

                                                       Painter, 2008, olio su tela, 230x200 cm



Wednesday, 12 March 2014

BREVE STORIA DELL'ARTE


 
Asterione, 1978, bronzo, 74x62x8 cm

La mia storia dell'arte comincia molto, molto tempo fa nel paradiso della nostra infanzia, laggiù nelle isole beate dell'Egeo: Creta e dintorni per intenderci. È stata un'infanzia senza grossi traumi, addirittura felice direi. Così felice che si potrebbe credere sia stata un sogno o che la memoria faccia lo scherzo di modificare i ricordi a seconda dei nostri desideri, ma ciò che è rimasto, affreschi, sculture, vasi di Kamares costituisce l'evidenza visiva d'una gioia di vivere che è difficile confutare.

Vivere in simbiosi con la Terra accettandone il chiaroscuro di gioie e dolori era forse alla base di quella felicità, un'esistenza che è esatto definire mistica. Qualcuno adirittura la usava come una sorta di trampolino per lanciarsi verso il cosmo o almeno verso l'ignoto.

È durata qualche migliaio d'anni fino a che bande di predoni sanguinari, calati chissà da dove, aiutati pare da qualche bel cataclisma, hanno messo fine a tutto col ferro e col fuoco.

Questi psicopatici ben poco avevano di mistico e a vivere in comunione col cosmo non ci pensavano proprio. Furto, stupro, assassinio erano le specialità della loro natura, confluite generosamente nel nostro codice genetico.

Buon per noi che non tutto è andato perduto, il ferro e il fuoco, infatti, hanno operato sul quel paradiso una sorta di grandiosa e drammatica trasmutazione alchemica dissolvendolo e trasformandolo in un succo che ha potuto così essere assimilato dagli psicopatici. 


A stormy day, 2013, olio su tela, 195x130 cm

L'elisir si dimostra efficace e in meno d'un millennio riesce a modificare un poco i bruti. Non che li ammansisca, figuriamoci, quelli continuano inperterriti a trucidarsi, ma, per l'effetto della pozione sulla loro natura belluina, tra un massacro e l'altro, trovano il tempo di uscire con una serie di opere da lasciare senza fiato. È nata l'arte.

I Greci, che di loro si tratta, hanno dato a questa sorta di provvidenziale operazione alchemica forma antropomorfica e divinizzata chiamandola Dioniso e, con ragione, fanno risalire a lui l'arte.

Nei Greci il genio è pari alla ferocia, le stragi sono efferate la fioritura dell'arte prodigiosa ma la la primavera dura poco e i Romani che ne prendono il posto, intimiditi da tanto splendore, se ne dichiarano eredi ed ammiratori ma si guardano bene dal tentare di imitarli. Li imitano però nelle stragi che d'ora in poi serviranno a diffondere la civiltà, su questo naturalmente gli incivili non sono d'accordo e appena possono li tolgono di mezzo.

Non è stato un gran periodo per l'arte, i testoni degli imperatori sono da incubo, e il loro merito più grande è quello di trasmetterci copie eccellenti dei capolavori che amavano. Da un popolo che ha divinizzato lo Stato non potevamo aspettarci di più!

Bisanzio può far così il suo ingresso in scena; anche loro, è naturale, sono eredi dei Greci ma è una Grecia quaresimale, irriconoscibile sotto il saio del penitente. L'infausta dottrina platonica e il cristianesimo hanno imposto un digiuno dalla materia e da quel poco di gioia che ce ne veniva. L'arte ci mette una pezza approfittando del desiderio Cristiano di glorificare il Creatore, infonde eros e poesia a quell'universo algido, si butta nella avventura col solito entusiasmo e crea mosaici da delirio anche se, per motivi di praticità, è poi la pittura che si diffonde maggiormente. 


A very holy family, 1994-1999, marmo e mosaico, 128x185x28 cm

Ma si sa, l'arte soffre di claustrofobia, non ce la fa proprio a stare ingabbiata nei dogmi e poi ama i viaggi e nel suo vagabondare capita in Italia. Ne intuisce il potenziale: la sua posizione al centro del Mediterraneo è strategica, l'ambiente è favorevole e la campagna toscana ha un che di famigliare, ma sì le ricorda Creta e questo la commuove e la fa sentire a casa e c'è dell'altro, come una strana presenza nell'aria, del resto già Virgilio (o era Sofocle?) aveva cantato "Dioniso protettore della famosa Italia." Ma come faranno i poeti a beccarle così? In attesa che la scienza ci spieghi il fenomeno registriamo che proprio qui, al centro dell'Italia, nella pittura senese l'arte si divincola dai lacci bizantini, riprende fiato, si rincuora e di lì a poco esploderà in un'altra primavera.

Non so perchè queste accensioni avvengano solo ad intermittenza, perchè nell'Atene di Pericle e nella Firenze dei Medici, perchè Venezia e i Fiamminghi? Ma so che senza queste piene dell'anima, queste inondazioni benefiche, la vita, per tutti durissima, sarebbe forse intollerabile.

Nel Rinascimento tra Firenze e Venezia c'è genio da vendere, oddio a essere pignoli l'atmosfera è neoplatonica, ma per ora godiamoci la festa che con Plato i conti li regoleremo presto.

La Chiesa è potentissima e rispettando nell'uomo l'istinto che lo spinge verso l'arte si dimostra anche saggia, tanto che quando qualche iconoclasta menagramo comincia a scocciare ne autorizza senza troppi patemi l'arsione. Intanto il mondo si allarga, scopriamo nuovi continenti e in tutti portiamo la civiltà ed anche la vera fede, sempre nello stesso modo.

Il Rinascimento è un'oasi provvidenziale e ci ristora, ma cominciamo a essere vittime di miraggi e la meta è lontana, dobbiamo affrontare il deserto è tempo di andare. Lasciamo così il tempio dell'idealismo platonico che fresco del restauro operato dall' arte è sfolgorante, ma si tratta appunto di restaurazione e si sentono scricchiolii sinistri, l'edificio traballa e la spallata finale verrà da due esperti di miraggi, artisti e pensatori di singolare potenza e lucidità. 


Somewhere by the sea, 2013. olio su tela, 230x200 cm

Nietzsche intuisce che i limiti descritti nella caverna dell’allegoria platonica derivano dal sistema platonico stesso e che la filosofia in generale, essendo parte del problema, non ne offrirà la soluzione. Inquadrato il problema gli dà veste antropologica: passaggio da quella quasi scimmia che è l'uomo a un qualcosa di ancora sconosciuto che chiama oltre-uomo. La sua posizione potrebbe sembrare a prima vista in sintonia con le tesi evoluzioniste che vanno per la maggiore ma la novità è che questo processo non avviene per automatismo filogenetico ma deve essere frutto di una scelta consapevole e va conquistato.

Questo fa dell'uomo un progetto vivente che si autodefinisce affrontando l'ignoto e introduce, attraverso la scelta, un certo grado di libertà. Il dinamismo di questa soluzione scardina lo statico universo platonico aprendo la strada a nuove idee su tempo e spazio.

Con intuizioni vertiginose Nietzsche indica la direzione e premurosamente ci lascia un manualetto farcito d'insidie e trabocchetti, lo "Zarathushtra", che ci serva come guida ed allenamento. L'istinto lo spinge e gli dice anche che non raggiungerà la meta però lui ci prova, ce la mette tutta, anche troppo, tanto che alla fine gli saltano le valvole, non prima però di aver intuito che nella comprensione di un qualcosa accaduto nel nostro passato può trovarsi la soluzione. Dioniso, come dire "vissi d'arte vissi d' amore", diventa la figura dominante e uno degli affreschi ritrovati negli scavi di un palazzo minoico, quello delle scimmie blu, ci conferma che proprio lo stesso problema era centrale nella civiltà che è stata la nostra infanzia. Ci teneva tanto ad essere uno spartiacque ed una sorta di padre dell'uomo a venire e come tale merita di essere ricordato.

Nel procedere verso la libertà suo compagno d'avventura è Strindberg e se Nietzsche ha percorso a ritroso la storia della filosofia fino alla sorgente che le da origine, scoprendo che questa può trovarsi nel passato, ma anche nel presente o nel futuro aggiungo io, Strindberg percorre lo stesso cammino ma nella carne e nella psiche dell'uomo verso il suo centro, la parte più intima ed originaria, identificando e neutralizzando le sovrastrutture culturali e religiose che intralciano il cammino. Il compito è immane, entrambi ne escono stroncati, Nietzsche tramonta nel nome di Cristo e Dioniso, Strindberg sembra inchinarsi all' ultimo bastione cristiano: "Ave crux spes unica" diventa il suo motto, ma non si è arreso e lucidamente tenta un'interpretazione esoterica del Cristianesimo. Ma neppure questo lo convince che anzi dubita, ed io con lui, della salute mentale dell'Artefice ma, non avendo un'alternativa, chiude la sua vita col beffardo "ma si prete, andiamo, prima che cambi idea".

Entrambi critici implacabili del Cristianesimo, si accaniscono nell'opera di demolizione finchè questo crolla fragorosamente, o meglio, ciò che cade si rivela un rivestimento che polverizzandosi ne libera il nucleo vivo ed incandescente ed una figura dai tratti famigliari ne emerge... Ma sì è lui! Del resto da Dioniso, maestro di travestimenti, c'era da aspettarselo. 


 
Fontana I, 1976, marmo bianco, h. 220 cm

Nel loro atteggiamento che vaglia in maniera lucida e spietata ogni idea e non si ferma davanti a nessun altare, se questo intralcia il cammino dell'uomo verso se stesso, riconosciamo il carattere dell'epoca nuova che sta nascendo. Prenderà il posto dell'altra che ormai decrepita, sta passando a miglior vita. La sua giovinezza è stata ben rappresentata dai "Kouros" la vecchiaia dai "Cittadini di Calais" e in essa è successo di tutto: poche gioie, molti dolori che abbiamo sollecitamente metabolizzato e trasformato in arte rendendo così possibile la continuazione della nostra vita.

Ma non abbandoniamoci alla malinconia, siamo ormai nella nuova epoca. La rivoluzione industriale avanza rombando, le scienze hanno uno sviluppo prodigioso e partiamo all'assalto del cosmo e del microcosmo, scopriamo che forze misteriose modellano lo spazio e che la natura del tempo è relativa. La fisica quantistica sostituisce la certezza dell'oggetto fisico con campi di forza ed aree di probabilità dell'evento, moltiplica le dimensioni, non facciamo in tempo ad abituarci alla quarta che diventano cinque, dieci, da perderci la testa! Lo sviluppo della tecnologia potenzia le nostre capacità, diventiamo dei Super Man, voliamo, ci immergiamo negli oceani come nelle profondità di noi stessi, la nostra forza è moltiplicata per mille. Inventiamo tra le altre cose la fotografia, seguiranno le tecniche digitali e i pantografi laser computerizzati che permettono la realizzazione d'immagini a due o tre dimensioni di straordinaria fedeltà ed efficacia.

L'arte sgravata dall'obbligo della rappresentazione, stordita e stimolata si avventura in territori inesplorati. Le teorie più estreme vengono applicate, tabù e limiti infranti, nessun valore rispettato.

L'insieme di queste sperimentazioni, caotico come il rimescolamento e proiezione di lava di un'eruzione vulcanica, è parte dello sforzo per disincagliarsi dalle secche del vecchio ciclo culturale. Le possibilità offerte da questa libertà sono affascinanti a patto che l'arte sappia difendere la propria integrità, per questo dobbiamo diventare più diffidenti di Tommaso ed essere certi che sia qualcosa di vivente e non la salma che, a fatica, stiamo interrando. Infatti strade che sembrano portare verso la libertà possono rivelarsi vicoli ciechi come avviene con Duchamp, attorno al quale ruota il vero problema dell'arte moderna.

Che è moderno si capisce subito perchè ha fretta, non ha tempo da perdere e per arrivare all'arte prende una scorciatoia che taglia fuori il mestiere. Confortato dal parere di Leonardo, che di mestiere ne aveva da vendere, dichiara che l'arte è cosa mentale e cerca di darle scacco matto nella maniera che sappiamo. Roba che uno pensa – Beh questo è andato, vedrai che lo rinchiudono – e invece no, se ne va a New York che in attesa di diventare la nuova Roma è la capitale dell'egocentrismo e diventa il beniamino della borghesia ricca e cosmopolita.

È chiaro che sotto l'aspetto demenziale e provocatorio si nasconde ben altro: una tesi proposta come un dilemma e basata sull'assunto che il nominare corrisponda all'essere rendendo così obsoleto il fare. ll dilemma è se debba essere l'arte a decidere chi siamo o noi a decidere cosa sia l'arte. Ma il nominare non produce l'essere, pare che il giochetto riesca solo a Yahweh, e suggerendo che è in nostro potere decidere ci fa una proposta meliflua che solletica il nostro desiderio di libertà, assume il ruolo del Tentatore lusingandoci con l'offerta di diventare i re del mondo senza fatica. 


Autoritratto con la Cavalla, 1990-91, bronzo, 118x150x13 cm

Troppo facile per essere vero e nell'arte il fare è il punto d'incontro tra le possibilità della materia e i desideri della mente e non è possibile evitarlo ingigantendo la funzione intellettuale, il mestiere lungi dall'essere limite od ostacolo è un vero toccasana che disciplina la mente, la salva dai deliri d'onnipotenza e la invera.

Mai onanista ha avuto prole così numerosa e questo perchè offre a individui o gruppi privi dell'intelligenza specifica (musicale, letteraria, pittorica etc.etc.) la possibilita di soddisfare con l'arte un'urgenza espressiva, ma quello espressivo è solo un aspetto accessorio dell'arte. Non difendo certo l'accademismo né voglio negare libertà d'espressione ma quella di Duchamp è una trappola pericolosa perchè si vuole che ciò che è espresso abbia valore d'arte.

L'arte però ridotta ad uno dei suoi aspetti accessori semplicemente cessa di essere tale, ecco allora, dato che ce n'è gran richiesta, intervenire lo Stato o entità abbastanza potenti da disporre di Musei e istituzioni culturali che tentano la trasmutazione con la propaganda, anche perchè snaturando l'arte e sostituendola con didattica, sociologia, intrattenimento potrebbero manipolare gli individui e farne sudditi più funzionali. Questo nelle democrazie, nei regimi totalitari l'arte è subito sostituita dall'illustrazione ideologica.

In entrambi i casi il risultato è una contraffazione che nega la dialettica uomo-mondo e reintroduce una staticità dogmatica simile a quella di cui ci stiamo liberando. La scelta è quindi tra l'affrontare il mistero in modo appropriato o darsi un' ontologia di Stato.

Due parole anche per il Mercato che non è innocente come si vorrebbe. Basta metter piede ad una fiera per rendersi conto che il giro di denaro generato dall'arte è gigantesco e deve essere alimentato da un prodotto sempre a portata di mano, ma l'arte è come un tartufo che cresce dove e quando vuole e della serra proprio non ne vuol sapere.

Come vedete questi problemi sono dovuti al prestigio di cui l'arte ancora gode, al suo essere così radicata nell'uomo occidentale e con ragione perchè essa ha sostituito in noi il cordone ombelicale che ci collegava al mistero, cosmo, chiamatelo come vi pare e ci offre qualcosa di cui siamo assetati, la possibilità di confrontarci col reale senza intermediazione divina e senza degradarlo a macchina insensata.

Resta da vedere come emergerà l'arte da questo bagno magmatico e mentre yoghi e mistici ci assicurano che astraendo la mente dal mondo e concentrandola su se stessa o su un'idea divina si può raggiungere la suprema beatitudine, mentre Stato e Mercato garantiscono la trasmutazione del supporsi in essere io difendo l'autenticità dell'arte, il suo essere una singolarità che genera il proprio spazio-tempo, che fa mondo insomma, crea la vita. Credo che libera da preoccupazioni sociali, morali ed anche estetiche possa dedicarsi al potenziamento della sua natura più intima che è iniziatica e guidarci come un filo d'Arianna attraverso il labirinto della vita e della storia fino ad una rifondazione ontologica dell'uomo.

Rifondazione basata sulla riconquista dell'innocenza dell'antica cultura secondo la quale il mondo non è ostacolo, illusione, preda ma partner vivente e indispensabile nel gioco libero e spontaneo della creazione. Questa innocenza, rimasta viva nell'arte, la fa muovere con agilità nel mistero e permette allo scultore di modellare la creta quanto alla creta di modellare lo scultore.

Sostengo che questa dialettica, dal profumo squisitamente erotico, può portare allo svelamento dell'Essere come processo poetico in atto e il riconoscersi in esso sarà, per chi lo voglia, la meta. Meta non facile ma in essa consiste la vera libertà.


Athos Ongaro
Aprile 2005